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Nonna Ggggì
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Eccoci qui alla quarta tappa, qui mi ricordo tutti i risultati.

quindi...

vi si chiedeva di creare, per la parte grafica, un set inerente o CSI LV, o Il signore degli anelli oppure Criminal Minds, e una locandina su una delle seguenti storie Meaning, Bound and Restricted e Hysteria

per quello che riguarda la parte scritta vi avevo chiesto di scrivere una one-shot da 15000 battute

da qui in poi è necessario che postiate, visto e considerato che rivaluteremo questa prova ù_ù col punteggio da 0 a 10

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set made by roxina *O*

B&R»Be»W»WitS»M»R

EB»WT

sì, sono leggermente assente ultimamente,
vi lascio in buone mani comunque...

 
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Questa non l'avevo fatta... La faccio gì?

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ok riposto: la mia locandina e il mio set

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la mia FF
Ice-cold death

La mia passione più grande era l’inverno.
Qualche anno fa avrei dato qualsiasi cosa pur di poter assistere ad una nevicata, pur di poter scendere in strada e ballare sotto i fiocchi che cadevano impetuosi e mi gelavano la faccia e le mani. Uno dei miei desideri era quello di poter passare una serata avvolta dalle coperte tra mille tiepide coccole con Lui, l’albero di Natale con le lucine colorate in un angolo e con il gatto che, vigile ai piedi del letto, aspettava il suo turno per potersi lanciare in quel turbine di tenerezze mentre fuori era tutto bianco, fuori era freddo e dentro era caldo, dentro c’era affetto da vendere.

Io mi chiamo Danielle e il mio cuore ha smesso di battere il giorno in cui Lui mi ha lasciata.
La mattina del 25 Dicembre mi alzai dal letto e con la trepidazione dei bambini che aspettano di trovare sotto l’albero il regalo di Babbo Natale. Per me c’era solo una lettera, ma vedere che la grafia sulla busta era la sua non poteva essere un dono più bello. Capii subito dalle prime righe che il contenuto non era quello che mi aspettavo e mano a mano che le parole scorrevano sotto i miei occhi, delle calde lacrime cominciarono a sgorgare come acqua dalla sorgente mentre mille frecce mi trapassavano la schiena.
Non realizzai subito che non Lo avrei rivisto mai più.
Mi scrisse che era dovuto partire, andare al nord dove viveva la sua fidanzata di prima che adesso aspettava un bambino e Lui non poteva non adempiere ai suoi doveri di padre. Mi amava certo, ma non poteva stare con me. Si augurava il meglio, mi augurava una vita piena di soddisfazioni, mi pregava di scusarlo e di dimenticarlo.
Nella settimana che seguì, provai in molti modi a togliermi la vita, ma mi mancò il coraggio di affondare quel rasoio nel mio polso così non mi feci altro che qualche taglio, per non dimenticarLo mai, per portare su di me per sempre i segni di quell’amore che mi aveva squarciato l’anima. Non avrei potuto dimenticarLo nemmeno da morta, so benissimo che mi avrebbe condotta all’inferno quella passione che mi bruciava il petto. Continuavo a sperare di svegliarmi e trovarlo accanto a me come sempre. Lo avrei abbracciato, baciato, gli avrei raccontato ridendo questo terribile incubo. E Lui mi avrebbe consolata tenendomi stretta a sé, assicurandomi che niente del genere sarebbe mai potuto accadere. Ogni volta che il campanello suonava il mio cuore nel petto balzava in alto, scoppiava come un fuoco d’artificio e ricadeva a terra inerme quando poi era solo il postino, un vicino che aveva perso le chiavi o mia madre.
Il tempo passava, e non me ne rendevo nemmeno conto. Arrivò la primavera che passò silenziosa tra il viavai di insetti che ronzavano sui fiori ormai appassiti del mio balcone, tra gli alberi dalle foglie rosa che si vedevano nei parchi cittadini.
D’estate avvenne un cambiamento. Mi svegliai dal torpore in cui ero rimasta per 7 mesi. Non fu un evento particolare a scuotermi, semplicemente mentre mettevo a posto i cocci della lavastoviglie, una tazza mi scivolò di mano e si frantumò in miliardi di pezzettini. Realizzai che mi ero polverizzata esattamente come quella tazza ed essendo impossibile ripararmi, dovevo “ricomprarmi”.
Riscoprii i miei abiti allegri e ritrovai i miei amici, cambiai taglio e colore di capelli, comprai una macchina nuova. Il lavoro mi gratificava e in breve tempo recuperai tutto quello che avevo perduto, senza però rimettere la mia vita sentimentale. Con quella avevo chiuso.
Non mi interessava una famiglia, non volevo dei figli, io volevo essere l’unica padrona di me stessa, il sesso era diventato insignificante e gli uomini che si innamoravano di me mi divertivo a prenderli in giro, usarli e poi buttarli. Un meccanismo di difesa, mi disse il mio psicologo, stavo facendo agli altri quello che era stato fatto a me. Era divertente vedere la gente soffrire.
A distanza di un anno ricevetti una telefonata. Alzai la cornetta senza nessuna preoccupazione o aspettativa e quel “Pronto” mi fece ripiombare nell’antico dolore. Tornarono alla memoria i ricordi belli, i momenti condivisi e quella terribile mattina in cui il mondo mi era crollato addosso. Il fatto era che io Lo amavo ancora, e con tutta me stessa. Con il cuore, l’anima, il corpo, ogni molecola Gli apparteneva. Mi disse scendi in strada, sono qui. Senza pensarci presi il cappotto e mi precipitai da Lui.
Non mi accorsi dei fari della macchina che stava passando mentre io attraversavo. Non mi accorsi del clacson che suonò. Sentii solo dolore, per un attimo lunghissimo. Il freddo che mi invadeva il corpo, Lui che si piegava su di me gridando.
L’ultima cosa che vidi furono i fiocchi di neve. Stavano scendendo lenti e silenziosi a ricoprire il mio corpo ormai immobile. Poi buio. Il mio desiderio si era avverato, il mio cuore smise di battere una fredda notte d’inverno.
(4823 battute)
allego anche una tag che avevo fatto qualche tempo fa sul tema
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Edited by autumn ~ - 7/1/2009, 17:30

 
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La ballerina Notturna



Mi affacciai alla finestra di casa mia, una modesta abitazione di 5 vani in affitto nella piovosa Londra.
Inutile specificare che pioveva… dal cielo scendeva quella sottile pioggerella di cui non mi accorgevo nemmeno più, quella pioggerella che offuscava tutto e che rendeva i capelli impossibili, ma che oramai era abitudinale.
Fuori tutto taceva, erano le quattro del mattino, e io, pur al tempo avendo solo 27anni, soffrivo di insonnia.. e evidentemente non solo io.
Circondata dal buio di tante sue simili, una veranda era illuminata.
Foderata da tende bianco panna e da una luce fioca, vedevo l’ombra di una ragazza danzare a ritmo di musica classica. Piroettava nell’area come se nulla fosse, presa dalla musica e si lasciava trasportare da questa come fosse stato un fiume in piena. Nei suoi passi c’era di tutto, c’era sofferenza, c’era musica, nei suoi passi c’era bellezza, ma più di tutti, nei suoi passi c’era passione.
Rimasi a guardarla, minuto per minuto, ora dopo ora, seduto sul davanzale di marmo della mia finestra, accostato al muro, non mi annoiò nemmeno un secondo di quella notte buia e affiancata da una luna offuscata da imperterrite nuvole grigie.
Quella mattinata la definirei piuttosto.. assonnata. Non dormii per tutto il giorno, e neanche durante la notte.
Quella misteriosa ragazza era ancora lì, a mostrarmi il suo spettacolo, a non curarsi di niente e nessuno e a continuare a danzare instancabilmente; ed io ero ancora lì, sul mio davanzale di marmo, accostato alla parete bianca del mio salotto a godermi quello spettacolo con una birra tra le mani.
Il giorno dopo dormii un paio d’ore durante il pomeriggio e quella sera eravamo entrambi nella nostra postazione ormai abituale.
Una settimana dopo la prima volta che vedi la ragazza dai capelli lunghi e dalle tende avorio danzare, decisi di assistere ad una lezione di ballo e arrivato nell’unica scuola di danza classica che conoscevo, presi posto negli spalti. Mentre la lezione aveva inizio e le ragazze si esibivano e si esercitavano, scorsi dalla porta semiaperta dello spogliatoio femminile una ragazza danzare con la stessa passione della mia ballerina notturna. Era una ragazza bellissima, dai capelli castani e il fisico snello ma muscoloso; ne rimasi incantato e decisi di andarle a parlare.
Entrai silenzioso nello spogliatoio e mi accorsi, sollevato, che oltre a lei non c'era nessun altro.
<<ciao..>> Dissi sottovoce, timidamente
<<ciao.. Scusa, ma tu chi sei?>> Smise di danzare e si fece agitata e innervosita <<che ci fai nello spogliatoio delle donne?!>> Mi buttò contro una maglia <<aiutoooo!>> iniziò ad urlare la ragazza
<<shh..shh.. posso spiegarti tutto>> Potevo?
Le tappai la bocca con la mano.
Fui travolto dalla consapevolezza che lòa ballerina notturna era lei.
<<io ti osservo ogni notte danzare, abito nel palazzo difronte al tuo, soffrodi insonnia e tu non mi aiuti affatto ad addormentarmi, mi ipnotizi tutta la notte. Io resto a guardarti per ore e non mi stanchi mai, con la tua musica, e con la passione che metti nel danzare, tu.. tu mi incanti. La musica classica e la danza non mi erano mai piaicute, fino a quando non ho visto te>>
La ballerina notturna si liberò dalla mia presa e si girò a guardarmi. Mi osservava intensamente negli occhi, scioccata, estasiata e sorridente.. come se nessuno le avesse mai detto cose simili, come se nessuno l'avesse mai apprezzata, come se fosse stata da sempre destinata a ballare in un misero spogliatoio femminile.
Lentamente si avvicinò e appoggiò sofficemente, delicatamente le sue labbra sulle mie.

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Location: Dalle braccia di Edward Cullen...


Status: Offline: ultima azione eseguita il 21/11/2009, 14:14


Touch and go

Ero in macchina con Rosalie alla guida e Alice dietro con me nel caso scappassi. Impiegammo solo 15 minuti per arrivare e ogni secondo che passava l’ansia era più forte. Scendemmo dall’auto e attraversammo una stradina molto buia e nascosta. In una parte del muro Rosalie aprì una porticina. Entrammo in una sala con le pareti rosse, un soppalco e varie sedie sparse di cui alcune raccolte a dei tavoli. Vidi con la coda dell’occhio che Alice e Rosalie stavano abbandonando la sala. Mi venne un attacco di panico…fin quando sentii una strana voce:
“Le signore Cullen sono pregate di accomodarsi in sala, grazie”.
Alice e Rosalie si scambiarono delle occhiate esterrefatte. A quanto pareva non se l’aspettavano questo cambio di programma.
Ci accomodammo al tavolo. “Alice cos’è questa storia?”. Rosalie sembrava un tantino maliziosa. A quanto pareva l’idea dello strip tese a lei entusiasmava molto.
“Non lo so. Non riesco a vedere niente maledizione”.
“Signore silenzio. Lo spettacolo sta per iniziare”.
Le luci si spensero improvvisamente. Un bagliore improvviso illuminò il soppalco. Tre uomini, voltati di spalle.
Iniziò la musica e il bagliore blu divenne giallo. A suon di musica si voltarono contemporaneamente e tutti con un sorriso beffardo. Indossavano abiti eleganti, camicie bianche e cravatte. Inutile dire che noi tre rimanemmo a bocca aperta per lo stupore. Questa non ce la saremmo mai e poi mai aspettata. Iniziarono il loro ballo sincronizzato. Portarono le mani alla cravatta, la snodarono e la fecero roteare. Jasper scese dal palco e andò da Alice, le avvolse il collo con la cravatta e la fece scorrere intorno ad esso. Entrambi avevano pensieri silenziosi ma dai loro occhi si intuiva ben altro. Jasper ritornò ad affiancare il resto dell’armata che scagliò a terra le cravatte. Rosalie lanciò un urlò di incoraggiamento quando gli uomini portarono le mani ai bottoni della camicia. Non era possibile! I ragazzi Cullen stavano improvvisando per noi! E stavano improvvisando maledettamente bene. Stavolta fu il mio uomo a scendere dal soppalco, si avvicinò a me lentamente e con occhi maliziosi. Prese le mie mani e le portò ad aiutarlo a sbottonare la camicia. Il mio volto era in fiamme ma la voglia di rivedere quel petto nudo fu più forte. Sbottonai la camicia con Edward che mi guardava con quel sorriso ammaliante. Arrivata alla fine mi sussurrò all’orecchio “Grazie amore” e si congedò. Salì sul palco ad affiancare Emmett e Jasper. Si tolsero la camicia e ce la gettarono addosso. I loro corpi alla luce colorata risaltavano della loro bellezza. Dovevo ammettere che Emmett e Jasper erano uno schianto. Speravo che Rosalie e Alice non se ne accorgessero delle mie piccole occhiatine ai loro uomini. I ragazzi continuarono a muoversi sensualmente anche quando cambiò canzone. Era una sequenza perfettamente collegata ma sempre di genere da strip tese. Stavolta fu Emmett a scendere. Mi aspettavo che andasse dritto da Rosalie e invece salì sul nostro tavolo. Si girò verso Edward e Jasper che fecero un sorriso d’intesa e iniziò a ballare sul tavolo. Era davvero attraente da questa prospettiva. Rosalie guardava ammaliata. Emmett si inginocchiò sul tavolo e iniziò a sbottonarsi i bottoni del pantalone scuro proprio davanti a lei. Rose ci abbandonò nettamente: gli tolse le mani e fu lei a sbottonarlo. Emmett si rimise in piedi sul tavolo, ridendo, e continuò a ballare.
“Dai Rosalie!”, fu Alice a parlare. Non capii cosa intendeva fin quando Rosalie non lo afferrò per i lembi del pantalone e glielo strappò. Emmett rimase in box neri. Che spettacolo di vampiro. Chissà a che pensavano Rosalie e Emmett quando si stavano fissando…
“Alice”, chiamo Jasper per richiamare l’attenzione della vampira che aveva gli occhi fissi sul “fratellone”. Anche lui si strappò il pantalone.
“Dio mio!”, mormorò Alice. Non potevo non essere d’accordo con quei pensieri. All’improvviso Jasper e Emmett avvicinarono alcuni tavoli al soppalco in modo da collegare il nostro tavolo ad esso. Presero Rosalie e Alice e le fecero ballare. Che differenza di coppie: Emmett e Rosalie a dir poco striscianti, Alice e Jasper abbracciati amorevolmente e persi negli occhi dell’altro. Non sapevo cosa fare. Guardai Edward. Com’ era strabiliante! Dovevo dire una preghiera per i suoi genitori ogni tanto. Fare tanta bellezza non è cosa da poco. Mi voltai e non vidi più il resto dei vampiri. Edward stava venendo verso di me a gattoni sui tavoli. Si muoveva molto lentamente e con lo sguardo tentatore di infarto. Quando mi guadava in quel modo un'altra parte di Bella voleva uscire. Arrivò vicino a me. “Ti sta piacendo lo spettacolo amore?”. Mi fissava con uno sguardo provocante.
“Ehm, si. Come mai questo strip tese?”.
“Alice riteneva d’obbligo fartelo avere. Rosalie era più che d’accordo, sai com’è. Alice però aveva visto che tu non avresti mai voluto vedere altri uomini così mi ha costretto a fare questo strip tese per te. Per ricambiarle il “favore” ho chiesto una mano a Emmett e Jasper. Da solo non so se ce l’avrei fatta. A quanto pare l’idea è più che piaciuta”, e iniziò a ridere.
“Si e non solo a loro”, mi uscì d’un fiato.
“Vuoi che continui?”.
“Non mi dispiacerebbe…”. Non potevo mica obbligarlo. A dire la verità l’avrei fatto.
Per tutta risposta Edward fece scorrere il suo naso con il mio e fece muovere le sue labbra sulle mie. Le fece scorrere e iniziò a baciarmi il mento, la base del collo. La stava assaporando poco a poco. Quel contatto mi faceva salire la pressione e impazzire gli ormoni. Forse Edward aveva percepito i miei brividi perché si allontanò dal mio collo.
“Non preoccuparti Bella. Non ti lascio a metà spettacolo”, mormorò come se avesse letto nella mia mente.
Come promesso, Edward si mise in piedi sul tavolo. Kiss di Prince gli si adattava perfettamente. Si muoveva a tempo di musica e muoveva quel bacino…
Mi misi una mano davanti la bocca. Edward avrebbe potuto vedermi sbavare. Dal tetto iniziò a scrosciare una cascata di liquido cremoso. Aveva un odore leggermente forte e emergeva l’aroma del cioccolato. Ci ritrovammo completamente inondati e mi girava completamente la testa solo a sentire l’odore. Non badai al fatto che fossi completamente bagnata perché avevo occhi solo per Edward. Scuoteva i capelli mandando le gocce in ogni verso della sala. Quelle gocce di crema sul suo corpo… il colore della sostanza contrastava leggermente con quello della sua pelle. Parti di crema sembravano non volersi staccare più da quel corpo.
Mi alzai sulla sedia e salii sul tavolo anche io. Edward mi cinse i fianchi e mi accostò a se. Con la lingua lambì il mio naso per sentire nella sua gola la crema e poi passò ad accarezzare le mie labbra. Irruppi nel bacio che tanto avevo atteso: denso e carico di passione. Mi spostai sulla sua spalla e ne colsi la crema. Aveva un ottimo sapore e mi faceva bruciare leggermente la gola.
Troppo presto Edward mi fermò. Misi il broncio.
“Dai Bella”, rise, “andiamo a casa prima di fare qualcosa di cui potrei pentirmi”.
Purtroppo mi abbandonai alla sua decisione. Indossò la camicia senza abbottonarla e salimmo in macchina. Poveri sedili della Volvo. Si sarebbero rovinati in quel modo… ma al diavolo! Come sempre Edward affollò la mia mente, stavolta con un repeat delle scene precedenti.
Scendemmo dall’auto e mi diressi come un treno alla doccia. Avevo bisogno di delucidazioni e di pensare razionalmente.
Mi svestii e aprii il getto dell'acqua calda. Pian piano la crema iniziò a scivolare dai miei capelli e dal mio corpo.
Quando finalmente i miei capelli furono liberi da ogni impiccio, potei dedicarmi per un po' alla cura del mio corpo. Per Edward dovevo essere impeccabile e avere un ottimo profumo. Per fortuna Alice aveva messo nella doccia il mio shampoo preferito: fragola. L'acqua calda pian piano stava rilassando ogni parte del mio corpo facendomi dimenticare il dissenso di poco prima. Edward sarebbe anche potuto venire sotto la doccia con me, non mi avrebbe uccisa. Non era affatto giusto. Avevo avuto una delle parti migliori di Edward e ora dovevo accontentarmi. Dovevo fare il possibile per convincerlo a riprovarci: la mia brama di lui era troppo forte.
Ero sovrappensiero e non mi accorsi quando due mani sui miei fianchi mi riportarono immediatamente alla realtà. Sapevo bene di chi fossero, visto il tocco gelido che persino sotto l'acqua calda il mio corpo aveva percepito.
"Non girarti", mormorò con la sua voce densa di miele. Il mio cuore non batteva frenetico. Peggio. Era più veloce di una macchina in una gara da corsa.
Sentii le sue mani spostarsi dai miei fianchi e arrivare vicino al mio viso.
"Hai cambiato idea?", gli dissi con un rantolo.
"Ad essere sincero...sì. Lascia che ti metta questa", e sentii un tessuto aderire perfettamente sui miei occhi. Era come una fascia. Non riuscivo a capire perché mi bendava.
"Edward ma cosa diamine stai facendo? Fino ad un momento fa", dissi, e feci per girarmi.
"Shhh Bella...", e bloccò il mio giro verso di lui avvicinando la mia schiena al suo corpo. Un brivido mi percorse la schiena. Un brivido di freddo visto che sentivo perfettamente il suo petto ghiacciato a contatto con la mia schiena, ma era anche un brivido di piacere.
Prese la mia mano destra e la sollevò fino a condurla sul suo viso. Anche lui era bendato. Un buon beneficio. Non era affatto giusto che lui vedesse il mio corpo e io non avrei potuto beneficiare dell'inimitabile bellezza del suo. Il mio cuore non smetteva di battere all'impazzata. Non riuscivo a rallentarlo neanche con l'acqua calda che di solito mi rilassava. Riportò il mio braccio lungo il profilo del mio corpo.
"Non mi sono comportato bene con te, Bella". Continuò con la sua voce vellutata. "Sei un essere umano e hai i tuoi bisogni fisici. Non è affatto giusto che io debba privartene visto che porterebbe alla tua infelicità. E non voglio. Il mio unico pensiero sei tu".
"Ma hai appena detto... e ora cosa vorresti fare?", chiesi con uno sguardo malizioso che lui non poteva vedere. Se avesse visto nella profondità dei miei occhi ci avrebbe letto la speranza che cresceva man mano che scorrevano i secondi.
"Be'...ho pensato", e spostò i miei capelli sulla spalla sinistra, "che questo...ti sarebbe piaciuto", Sentii le sue labbra scivolare con l'acqua sulla pelle del mio collo. Percorrevano pian piano l'incavo del collo su e giù, su e giù. Era uno dei gesti di Edward che più mi faceva impazzire. E in quel momento mi eccitava. Inspirai profondamente e sentii le labbra di Edward che si stendevano in un sorriso trionfatore essendosi accorto della mia reazione. Ma non si fermò.
Le labbra continuarono il loro percorso spostandosi sulla mia nuca. Edward assaporava la mia pelle come se fosse la prima volta che la toccassero. Non poteva esserci tanta delicatezza in un vampiro che in una frazione di secondo avrebbe potuto mettere fine alla mia inutile vita. Errato. Inutile era stata prima di sapere che per qualcuno contavo davvero, prima che per qualcuno diventassi "la sua vita". E quale dimostrazione migliore di quella che mi stava dando ora?
Le mie, di labbra, avevano atteso troppo. Mi girai verso di lui e posai le mie mani sul suo petto. Il getto dell'acqua che cadeva sul nostro corpo tentava di bloccare la salita delle mie mani, ma queste, con tutta la volontà di toccare la sua pelle liscia, scalarono la montagna di ghiaccio. Le dita percorsero il suo petto, le sue spalle, il suo collo, la sua mascella, fino ad arrivare alle sue labbra semiaperte che sfiorai con le mie dita tremanti. Individuato il mio obiettivo, avvicinai il mio viso al suo e posai le mie labbra sulle sue. Sentii le gocce sulle labbra e fui invidiosa di esse per averle assaporate prima di me. Il mio cervello per fortuna di scollegò dal corpo evitando altri pensieri stupidi e fui schiava dell'istinto. Prima di me, si gettò con impeto nel bacio e capii che anche lui si era stancato della sua razionalità.
Esistevamo solo io e lui. Portai le mie mani tra i suoi capelli bagnati e a quel contatto Edward mi avvicino di più a se. Il mio corpo caldo cercava di mitigarsi con quello di Edward.
Senza che facessi caso, spinse il mio corpo verso le mattonelle della parete della vasca. Il contatto con il freddo fu immediato, come se non bastasse quello proveniente da Edward. Inarcai la schiena premendo ancora di più il mio corpo verso quello di Edward. Mi sollevò prendendomi per la vita e gli circondai la sua con le gambe. Le sue labbra ormai no si staccavano più dalle mie mandandole a fuoco. Edward si mise in ginocchio nella vasca. Mi baciò gli occhi, il naso, la bocca. Ancora le sue labbra percorsero il mio collo e la clavicola. Ma cambiarono tragitto, stufe della solita strada. Il suo naso, seguito dalle labbra, percorse il lungo sentiero tra il mio seno molto lentamente, per prolungare quel dolce momento. Scorse fino ad arrivare sul mio ventre accarezzato dai suoi baci. Edward scorreva anche le sue mani sul mio corpo per lasciare la scia leggermente fredda che mi accendeva ancora di più. Erano inutili gli occhi ed Edward l'aveva capito. Vedeva attraverso le mani, il naso, le labbra e percepiva il mio cuore ormai fuori dal petto. Mi avvinghiai al suo collo con le braccia e Edward portò la sua schiena sul fondo della vasca; io lo seguii automaticamente. Mi scostai per poter assaporare anch’ io la sua pelle. Baciai lentamente il suo petto, mentre Edward accarezzava i miei capelli. Il suo corpo era davvero irresistibile. Cosa avrei dato per poterlo sentire sempre mio! In men che non si dica mi ritrovai il suo corpo sopra. Non riuscivo ad abbandonarlo e le mie mani ritornarono sul suo petto irresistibile.
Intrecciò le nostre dita e le portò sopra la mia testa. Consumammo il nostro momento di passione arrivando all'apice del piacere, ricco di sussurri di Edward che pronunciava il mio nome. Mi sentivo davvero in paradiso o forse oltre. Mi fece accucciare sul suo petto e mi strinse a se. L'acqua continuava a scorrere su di noi. Era una pioggia calda che ci rasserenava, faceva dimenticare tutti i pensieri e isolava da ogni rumore. Edward baciò la mia testa.
"Grazie", gli dissi.
"Quando vuoi, Bella. Anche io devo ringraziarti. Ammetto che non mi è dispiaciuto affatto, anzi".
"Quindi potremmo rifarlo altre volte?".
"D'accordo mia Bella. Ma ora è meglio che usciamo. Il mio non autocontrollo potrebbe costringerti ad avere via libera per tutta la notte".
"E davvero una gran cosa", dissi sorridendo.
"Ti amo", rispose, perdendo i suoi occhi nei miei.
"Lo so", gli dissi, varcando la sua anima.
Edward mi fece alzare e uscimmo dalla vasca. Mi tolsi la benda per vedere Edward almeno per due secondi, ma come se mi avesse letto nel pensiero aveva già indossato l'accappatoio e mi porgeva il mio sorridente.
Poco importava. Più tardi non avrebbe avuto via di scampo.



Edited by *Claire Cullen* - 5/1/2009, 02:55

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Saga04/07/07 Twilight Mondadori Ferrara 11/07/07 New Moon Feltrinelli Ferrara
16/11/07 Eclipse Dickens Taranto 30/10/08 Breaking Dawn Melbook / Rob,Kris,Cath Auditorium Roma 24-25-26/05/09 Set New Moon / Rob,Kris,Charlie,Cudmore,Weitz Montepulciano

THE KILL image image image image image


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Il simile scioglie il simile.... Casa Cullen

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view post Posted on 4/1/2009, 23:42A_REPLY
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Ecco^^ riposto^^

If Taylor Lautner falls in love with a stranger
(Se Taylor Lautner si innamorasse di una sconosciuta)

-No, no, e no! Non ci posso credere, accidenti!- urlai sbattendo il pugno sul tavolo.
-Rilassati, Taylor… non è ancora detto…- tentò di blandirmi Thomas, il mio agente.
-Ma non è ancora detto cosa?! Smettila di raccontarmi cazzate! Vogliono licenziarmi, vogliono farmi fuori, ecco cosa vogliono fare! Ci vuole tanto a dirlo, eh?!-
-Ma non è una cosa certa ancora…-
-Guardalo! Guardalo bene! -presi una foto di Copon e la sventolai davanti al naso di Thomas- Cos’ha lui che io non ho?! I muscoli?! –mi sfilai stizzito la t-shirt a V che indossavo quella mattina- Ce li ho anch’io i muscoli, eccoli qui! –mi resi conto che stavo urlando come un esaltato ma me ne strafregai- Anch’io ho i muscoli! Sono il diciassettenne più muscoloso di tutta…!-
-Ehm… scusate…-
Sentii una voce e mi fermai di scatto: le braccia in aria, sventolavo ancora la magliettina e dovevo avere un’espressione da folle. Thomas fece altrettanto. Smise di inseguirmi e si voltò verso la porta. L’imitai.
Una ragazza minuta e scura apparve sulla soglia. Aveva un’aria timida ed insicura, e si guardava intorno spaurita.
Era evidente che si trovava in difficoltà.
-Ciao! –la salutai con disinvoltura, rivestendomi in un lampo, lei arrossì e distolse lo sguardo, non senza avermi prima rivolto un lieve accenno di saluto- Ti serve qualcosa?-
-Ehm… -si schiarì la voce- sono qui per fare un provino…-
-Per quale parte?- m’informai, incuriosito.
La sconosciuta non era niente male.
-Ehm… bè… non saprei… -tossicchiò imbarazzata- quello che capita… una comparsata, credo…-
La guardai bene, meglio.
Anzi, sarebbe stato più corretto dire che la squadrai: era un vero schianto, accidenti!
Lunghi riccioli color ebano le incorniciavano il viso ovale e pallido. Aveva grandi occhi neri, espressivi e profondi, il nasino piccolo e all’insù e… bè… poi c’erano le labbra…
Rosse, carnose, piene… e sembravano anche così morbide… e invitanti…
-Allora… -esordì schiarendosi la voce e strappandomi da quel vortice di pensieri che iniziavano a diventare sempre più pericolosi… e più vividi…- mi sapresti indicare la strada?-
-Eh?! Ah, sì. Sì, certo… vieni, guarda…-
La precedetti fino alla porta e le indicai la strada per arrivare alla roulotte dove facevano i provini.
Non appena vide la lunga fila che l’aspettava impallidì.
-Dai… tre-quattro ore al massimo…- commentai sarcastico.
La sconosciuta sbuffò.
Già, non ci eravamo nemmeno presentati: -Comunque io sono…-
-Taylor Lautner… ovvero Jacob Black! –esclamò con un sorriso, mentre le guance le s’imporporavano appena- So tutto di te!-
Sorrisi malizioso: -Tutto tutto? Sei sicura?-
-Bè… ehm… ecco…-
-Kayra Davis!- esclamò qualcuno.
Lei sorrise, si morse il labbro inferiore: -Tocca a me! Ma come…?- era stupita.
-Non te l’avevo detto? –sfoggiai un’arietta da angioletto innocente- Fanno in ordine alfabetico!- mi decisi ad ammettere.
-Tu… tu… tu…-
-Occupato, tesoro. Riprova!- rasentavo la sfacciataggine.
Lei mi piaceva. Mi gasava. Un sacco.
La volevo. Sì, la volevo. Subito.
Perché avrei dovuto negarlo?
-Ma lo sai che sei impossibile?- sbuffò, alzando gli occhi al cielo.
-E tu lo sai che hai un provino da fare?- la rimbeccai.
Mi fece la linguaccia ed io, preso da non so quale impulso di immaturità, ricambiai.
Anche se avrei preferito fare ben altro…
-Su vai, ti chiamano!- l’incitai.
-Ciao, Taylor!- mi salutò, ritornando improvvisamente timida.
Si voltò ed io ne approfittai per darle una pacca sul sedere. Poi corsi via ridendo come un bambino di cinque anni.
-Idiota!- mi gridò dietro lei, ma non la sentivo più.
No.
Vedevo solo me e lei.
Quella sera.
Quella notte.
La nostra.
Sì, io volevo Kayra Davis.
E l’avrei avuta.
Lo giurai a me stesso, mentre ritornavo da Thomas fischiettando.
***
“Dunque… bè… non è andata poi tanto male… forse qualche speranza c’è…” rifletteva Kayra tra sé.
Poi, in un istante, i suoi pensieri si spostarono su Taylor.
Accidenti a lui, quant’era bello! E sexy... e…
E a giudicare da come l’aveva guardata… bè, sì, forse qualche speranza c’era…
Si tastò la tasca posteriore dei pantaloni in cerca dell’accendino e subito qualcosa colpì la sua attenzione.
Un fogliettino di carta.
“Ecco perché… quel ragazzo ne sa una più del diavolo, accidentaccio a lui…”
Aprì il fogliettino ed iniziò a leggere, curiosa.

“Dove ci siamo visti prima.
A qualsiasi ora.
Io sono lì.
Tay”

Salivazione azzerata.
Pugno allo stomaco, di quelli piacevoli però.
Gambe molli, di gelatina.
Mani congelate.
Cuore a mille.

E poi, un dubbio: “Ma se ci vado… poi… bè, sì, insomma… poi cosà penserà dopo? Che sono facile?!”
Il minuto più lungo della sua vita.
Poi un sorriso, uno sfavillio dei suoi piccoli denti bianchi come perle e una luce nuova negli occhi d’ossidiana.
La decisione era stata presa, a prescindere da tutto.
***
-Hey, ciao. Non ti aspettavo più!- esclamai andandole incontro.
Era vero, ci avevo perso ogni speranza.
-Sorpresa…- abbozzò, tentando un sorriso.
Ma era troppo agitata.
Bè, perché, io?!
Erano mesi che non mi sentivo così, cazzo!
Ero carico, a mille, e lei era così maledettamente…
-Dove andiamo?- mi chiese con la sua voce dolce e sottile.
-Sorpresa.- la citai beffardo, tirando fuori un drappo rosso con cui la bendai.
Rabbrividì.
-Tranquilla. E’ solo per non farti vedere dove andiamo, tutto qui.-
L’aiutai ad arrivare alla mia auto, una Chrysler Captiva blu metalizzata, e a salire. Poi feci il giro e salii a mia volta. Misi in moto e accesi lo stereo. Un po’ di musica era esattamente quello che ci voleva, per fare un po’ di atmosfera.
Atmosfera?!
No, non ne avevamo bisogno né io, né lei.
C’era solo una cosa di cui ero certo, lo ero stato da subito.
Io e lei eravamo fatti per averci.
Non c’erano altre verità possibili.
Non mi fermai a chiedermi quello che forse un po’ tutti si sarebbero chiesti al mio posto: perché adesso, perché qui, perché lei…
No.
Non ne avevo bisogno.
Non m’interessava.
Poco dopo mi fermai e parcheggiai. Scesi, feci il giro e le aprii la portiera, stando bene attento a non farla cadere.
-Ma dove siamo?-
-Ho dimenticato di bendarti anche le labbra, sarebbe stato opportuno farlo, comunque!- la stuzzicai.
-Taylor Lautner, tu sei in assoluto l’essere più odios…-
Non le feci terminare la frase, non gliene diedi il tempo.
La trassi a me e la baciai con passione e dolcezza insieme.
Basta.
Non potevo più aspettare.
Le sciolsi la benda e la lasciai cadere a terra, senza smettere di baciarla.
-Taylor…- sussurrò sulle mie labbra con voce roca.
Eccitata, vogliosa.
Come me.
La sollevai di peso e feci alcuni passi verso un piccolo casolare poco oltre il limitare del bosco.
Aprii la porta con una spallata ben assestata senza mai staccare le labbra dalle sue e la richiusi poi con un calcio.
La deposi sul divanetto di pelle davanti al camino.
C’era una tavola apparecchiata per due, ma entrambi l’ignorammo.
Avevamo fame di qualcos’altro.
Mi sollevai e iniziai a spogliarmi.
-Taylor…- mugugnò, più roca di prima.
-Sono qui…- replicai, gettando i miei vestiti alla rinfusa sul pavimento.
Poco dopo, ci finirono anche i suoi.
La bacia ancora e ancora, sulle labbra, sulla gola, sui capelli, sulle spalle, sui seni.
Giocherellai con i suoi rosei capezzoli, mordicchiandoli e titillandoli fino a strapparle lievi singulti di piacere.
Poi le tolsi l’ultima cosa che le era rimasta: gli slip.
Lei inarcò la schiena, pronta.
Mia.
Quasi.
Scivolai in lei, delicato e veemente insieme, strappandole un lieve gemito di dolore.
E capii.
Ora era mia.
Ed era donna.
La mia donna.
Questo ci avrebbe legati per sempre, in un modo o nell’altro.
Cominciai a muovermi in lei, dapprima lento, poi sempre più veloce.
Gemetti.
Ansimò.
La baciai.
Mi morse le labbra.
Mi spinsi ancora in lei.
Mi si aggrappò alle spalle.
-Taylor…-
-Tay…- la corressi.
Poi, non riuscii più a dire una sola parola.
L’apice ci travolse insieme, violento, bruciante, totalizzante.
I miei movimenti si fecero più spasmodici, i suoi più convulsi.
Le crollai sopra, scostandole una ciocca di capelli dalla fronte madida di sudore.
-Ti amo, Kayra…- sussurrai.
Lei si accucciò sul mio petto: -Anch’io, Tay…-


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Regalini della mia adorata kiki <3
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Tay <3
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view post Posted on 4/1/2009, 23:52A_REPLY
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Bene, anche in questo caso avevo fatto entrambe le parti della prova.
I risultati li ricordi, inutile ripeterteli xD

Better In Time (11.505 battute, Jasper POV)

Strano anno, il 1948.
Ricordo che in quel periodo ero perennemente assetato.
Ed era forse proprio per assaporare appieno quel nuovo me, più sadico, che decisi di seguire Peter a Philaderphia.
Quella città aveva un grande fascino ai miei occhi, chissà perché. Probabilmente, dipendeva dal fatto che mi ero allontanato dal Texas, e che quindi stavo coronando uno dei miei sogni, ovvero viaggiare.
Ero sempre stato uno spirito libero, uno di quelli che ha sempre la valigia pronta, lo sguardo sognante e tanta voglia di scoprire.
Le difficoltà purtroppo erano evidenti, però.Eravamo lì da poco più di una settimana, e per sicurezza ci eravamo limitati a cibarci unicamente con sangue animale.
Una vera tortura, a quei tempi. Peter, invece, sembrava particolarmente incline a quell’attitudine, e non sembrava soffrirne più di tanto.
-Ho sete- biascicai, mentre costeggiavamo il Delawere, alla ricerca di una bettola dove si potesse giocare d’azzardo.
-Ancora?- Peter sembrava infastidito.
Passai una mano tra i miei capelli color miele, tirandoli completamente indietro.
-Già- accesi un sigaro ed aspirai. Nel cacciare fuori il fumo, arricciai il naso, osservando un paio di prostitute sul ciglio della strada.
-Jasper, di questo passo ucciderai l’intera fauna locale- sentenziò, osservando anche lui le prostitute.
-Ho sete- ripetei meccanicamente –Di sangue umano- aggiunsi poi, sorridendo.
Peter mi osservò, inizialmente sgomento. Poi, preso forse anche lui dalla sete,sorrise.
-Mi sembra giusto- chiosò, fermandosi e guardandosi intorno –Che ne dici di quelle lì?
Aspirai di nuovo il sigaro, e osservai le battone. Sbadigliai, annoiato.
-Non ho bisogno di un paio di puttane!- misi una mano in tasca, gettando in terra il sigaro a metà, e calciando poi il mozzicone.
In quel momento, intravidi la bettola adatta. Malfamata, nascosta. Ideale per due vampiri che volevano passare un po’ di tempo in compagnia di umani.
Ero un masochista, adoravo mescolarmi con gli umani, sentirne il profumo inebriante, fingere di essere ancora come loro, anche se solo per qualche attimo, per poi cibarmene
Non avevo mai vampirizzato nessuno, preferivo prosciugarli del tutto, per non causare loro la stessa sofferenza a cui ero stato costretto io.
Quando entrammo nella bettola, intravidi subito la mia preda, che mi rivolse un’occhiata sognante.
-Lei- sussurrai a Peter, voltandomi e mostrandogli la mia scelta.
-Non ti sembra pericoloso?- intimò lui, ma poi, vedendo l’inutilità delle sue parole, annuì.
-Non farti vedere da nessuno- biascicò, e si diresse al tavolo da gioco.
Rivolsi un sorriso smagliante a quella che sarebbe stata la mia cena.
Una ragazza, sulla ventina, capelli biondi e occhi chiari, formosa.
Era l’ideale per soddisfare i miei bisogni sessuali e, successivamente, quelli alimentari.
Era la cameriera di quel postaccio, e, sebbene non fosse una prostituta a tutti gli effetti, lo sembrava decisamente.
Decisi di non agire subito, così seguii Peter al tavolo da gioco.
-Vi posso offrire qualcosa?- me la ritrovai accanto, piegata sul tavolo, lo sguardo languido, le parole di miele.
Maliziosa la ragazza, pensai, sorridendo del suo doppio senso.
-Direi di si..- le sussurrai all’orecchio, facendole venire i brividi con il mio respiro gelido.
Peter mi diede una gomitata.
Stizzito, mi voltai di scatto, e ricominciai a giocare.
Quando furono tutti ubriachi fradici, e dopo aver vinto numerose partite, mi alzai.
Peter si era dileguato, ma poco importava. Lo avrei ritrovato di sicuro la mattina seguente, a fingere di fare colazione in un qualche bar.
Uscii dal locale, cercando di farmi notare il più possibile.
Lo sguardo della cameriera, di cui non sapevo nemmeno il nome, mi seguì deluso.
Impercettibilmente, le feci segno di andare nel magazzino.
Per un vampiro come me, fu semplice scardinare la porta sul retro e aspettare la mia preda a braccia incrociate, appoggiato ad una cassa di rhum.
In meno di due minuti, l’odore stantio del magazzino misto ad alcool

In meno di due minuti, l’odore stantio del magazzino misto ad alcool fu spazzato via dal profumo della ragazza.
Il suo sangue era bollente, pronto all’amplesso.
Sentii le sue sensazioni, l’eccitazione mista al timore.
Avevo quell’ effetto sulle donne?
Sorrisi. Sì, avevo quell’effetto, e ne ero consapevole.
Ammiccai.
-Ciao- le dissi, lasciando che si avvicinasse al mio corpo.
-Nicholas- inclinò le labbra in uno strano sorriso, tra il soddisfatto e il compiaciuto.
-Oh oh- le scostai una ciocca di capelli color grano –Conosci il mio nome- affermai.
Avevo usato un nome falso, per destare ancora meno sospetti. E la ragazza, pensandosi furba, lo aveva ascoltato mentre giocavo a poker.
-Già- si fece più vicina –Io sono Claire..
Claire, pensai, era il nome di una persona che poteva morire, dopotutto.
-E cosa vuoi fare, Claire?Ti va di giocare un po’ con me?- ammiccai di nuovo.
La presi tra le mie braccia, senza troppe cerimonie.
Con il mio potere cercai di calmarla, altrimenti avrebbe fatto troppo rumore.
Affondai il mio viso nei suoi capelli, lasciai che il suo profumo mi inebriasse del tutto, offuscando i sensi.
La presi per la vita, e, voltandomi, l’appoggiai alla cassa di rhum.
Lei reclinò la testa all’indietro, lasciando che i capelli lunghi e ondulati si sparpagliassero sulla schiena.
Osservai per un momento i vestiti che indossava, senza farci però troppo caso.
Li avrei tolti di lì a poco.
Ingordo, lasciai che la mia lingua esplorasse il suo collo, frattanto con le mani iniziai ad esplorare la coscia destra, sotto la gonna che le arrivava appena al ginocchio.
-Oh, Nick..- iniziò lei –Non so se possiamo..
Scoppiai a ridere, senza darle ascolto. Percepivo perfettamente la sua eccitazione, e il suo consenso, decisamente malcelato.
Sbottonai la camicetta con inconsueta velocità. Ero più eccitato di quanto pensassi.
Iniziai a baciare famelicamente le spalle, lasciando che fosse scossa dai brividi per il contatto con le mie labbra fredde.
Piano, la mia mano scivolò definitivamente sotto la gonna, che le sfilai veloce, e tolsi l’intimo.
Accarezzai divertito le sue parti intime, senza andare in profondità.
Quando liberai i seni prosperosi dal reggiseno, lei era completamente in estasi.
-Nicholas, se ci sente mio marito..- disse poi, imperterrita.
In tutta risposta, leccai il capezzolo sinistro, baciandolo più e più volte.
Lasciai che le mani esperte di Claire mi spogliassero del tutto.
Restai immobile per qualche minuto, lasciando che la ragazza contemplasse la mia figura alta e snella, ben proporzionata. Ovunque.
-Che te ne pare?- le rivolsi un sorriso a trentadue denti.
Lei restò semplicemente a bocca aperta, ed iniziò ad esplorare il mio petto.
La lasciai fare, ma presto ripresi il controllo della situazione, prendendola per il bacino e lasciando che si avvinghiasse con le gambe ai miei fianchi.
Completamente eccitato e pronto, la penetrai.
Una, due, tre volte.
Adoravo fare sesso, mi dava l’estasi.
Mi faceva perdere del tutto la cognizione del tempo e dello spazio.
Poco importava chi fosse la prescelta, io apprezzavo l’atto fisico in sé per sé, non aveva nulla di magico il sesso per me, forse perché non avevo mai incontrato la persona giusta, bah…
La sentii gridare, le tappai la bocca con la mia, baciandola.
-Nicholas- sussurrò, cercando con le mani di rallentare la mia corsa.
Affondavo con il mio membro marmoreo con una velocità impressionante, con una forza inaudita.
Affondai le unghie nella sua carne, sulla schiena, lasciando che urlasse.
Dopotutto, erano tutti ubriachi, il magazzino era l’ultimo dei loro problemi.
Raggiunse il primo orgasmo molto prima di me, e notai con piacere che non sembrava ancora del tutto soddisfatta.
Continuai imperterrito, penetrandola ritmicamente.
Raggiunsi l’apice del piacere, perdendomi completamente, non riuscendo più a distinguere e percepire i nostri due corpi, non capendo più di chi fossero le grida, i sospiri, il sudore.
Tutto questo fino a quando non la depositai sul pavimento poveroso, stremata.
L’osservai per un’istante.
Era davvero una bella ragazza, un vero peccato che sarebbe morta.
Le sorrisi.
-Adesso facciamo un altro gioco..- sussurrai.
Fui con un balzo sopra di lei. Sembrò intimorita, ma i postumi dell’amplesso appena consumato tornarono utili.
Velocemente, le spezzai il polso, con un sonoro crack.
La baciai di nuovo, con irruenza, lasciando che il suo grido mi riempisse i polmoni.
Le mostrai i denti aguzzi.
Annoiato, la rivoltai per terra, prendendola per i capelli.
-E’ arrivata l’ora di cena..
Con la lingua, percorsi il suo collo svariate volte.
-Ti prego…Ti prego- la sentii piagnucolare, atterrita.
Ma oramai non ero più in me. Ero così

Ma oramai non ero più in me. Ero così assetato, così preso dalla libido, così inumano, da non riuscire ad ascoltare null’altro che il pulsare del suo sangue.
Affondai i canini, e bevvi.
Il sangue caldo e denso mi riempì la gola.
Chiusi gli occhi.
La prosciugai in meno di cinque minuti, lasciandola martoriata su quello stesso pavimento dove avevamo fatto sesso.
Uscendo dal magazzino, mi leccai le labbra e misi le mani in tasca.
Intravidi sotto un albero Peter, alle prese con un ragazzo, Marco mi pare si chiamasse, che aveva scommesso con noi. Faci spallucce.
In quell’ultimo periodo l’orientamento sessuale di Peter era abbastanza dubbio, ma poco mi importava.
L’indomani mattina, dopo aver vagato per le strade di Philaderphia ancora assetato, entrai in un bar.
Non so perché entrai in quel bar, dopotutto, raramente soddisfacevo i bisogni umani, ma quella mattina, quel bar attirò la mia attenzione, forse perché si chiamava The Soldier, un richiamo alla mia vecchia vita, insomma.
E appena entrai, la vidi.
Era seduta al bancone, la pelle bianca e luminosa, il viso piccolo, i capelli scuri, che le arrivavano sbarazzini fino alle spalle.
Era completamente diversa da qualsiasi vampira avessi visto sino a quel momento.
Era ovvio che fosse una vampira.
La grazia con la quale sorseggiava il suo thè, il modo in cui aveva accavallato le gambe, il profumo deciso.
Si voltò a guardarmi, come richiamata da qualcosa, e le sue labbra si allargarono in un sorriso.
La gioia che quel sorriso provocò nel mio cuore morto, fu innaturale e del tutto inaspettata.
Mi si avvicinò con grazia, saltellando quasi.
-Salve- fece un piccolo inchino –Io sono Alice
La osservai bene, un po’ diffidente.
Le sorrisi e le porsi la mano.
-Io sono..
-Jasper- concluse lei, sorridendo.
Strabuzzai gli occhi, ma mantenni il mio portamento, e poco ci mancava che mi mettessi sull’attenti.
Feci un educato gesto d’assenso.
La cosa più straordinaria di quella vampira, era che emanava una calma pacifica di proporzioni inimmaginabili per le sue dimensioni esterne.
Fisicamente era infatti uno scricciolo, piccola e dall’aria tenera.
Il mio spirito sadico era stato completamente neutralizzato dai suoi sorrisi, i suoi gesti, le sue parole.
-Jasper? Credo che dovresti spostarti- disse poi, scoppiando a ridere. Una risata cristallina.
Mi guardai attorno, e notai che ero d’intralcio, all’entrata del bar.
Le indicai un tavolo vuoto e appartato, Alice mi seguì, più che felice.
Ci sedemmo l’uno di fronte all’altra, e potei capire cosa aveva di diverso.
I suoi occhi non erano neri, come i miei, né rossi. Erano un color oro fuso.
Sorrisi. Era una vampira che non si cibava di sangue umano.
Avevo sentito parlare molto di quella specie, ma Alice era il primo esemplare che mi capitava di vedere.
-Perché sorridi?- mi disse lei, ingenua.
-Non lo so- ammisi, sconcertato –Come conosci il mio nome?
-E’ una lunga storia- mi ammiccò, divertita.
-Abbiamo abbastanza tempo, non credi?- la esortai, tamburellando divertito le dita sul tavolo.
-Direi di si- sorrise –Abbiamo tutta l’eternità, credo che possa bastare..
E fu così, davvero.



Grafica

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view post Posted on 5/1/2009, 12:41A_REPLY
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/11/2009, 22:49


So che fanno schifo, sono i miei primi pasticci...è stato stremante, ci ho messo tutta la mattinata e sono venute pure due schifezzeee
aiuto! .-.



firma:

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E avevo già postato la parte lirica

Edited by »noir;™ - 5/1/2009, 15:28

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«The Forbidden Fruit tastes the Sweetest.»
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set bysbiby. <3 - Il mio blog <3
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view post Posted on 5/1/2009, 13:18A_REPLY
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autumn la tua storiaè bellissima *-*
complimenti, davvero!

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It's intense, what happens in the o.R. When lives are on the line...And you're poking at brains like they're silly putty.
You form a bond With the surgeons right next to you...An unbreakable, indescribable bond. It's intimate, being tied together like that...
The ties that bind us Are sometimes impossible to explain. They connect us Even after it seems like the ties should be broken.
Some bonds defy distance... And time... And logic...
Because some ties are simply...Meant to be.



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Grazie, Rox.
Ti adoro.♥

 
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